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Displasie del gomito
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Andrea Dupré
(Giudice Internazionale E.N.C.I. - F.C.I. St. Med. Vet. Univ. di Perugia)

 

Con questa definizione generalmente si intende raggruppare un insieme di affezioni derivate da uno sviluppo anomalo dell'articolazione omero-radio-ulnare. Appare come verosimilmente certa la presenza di una componente ereditaria in queste affezioni e ciò deve essere di fulcro per l'introduzione di piani di selezione che hanno come intento l'eradicazione.
Solo negli ultimi anni alcuni paesi Europei insieme alle loro società specializzate per la tutela delle razze canine hanno messo a punto dei piani di intervento che dovrebbero, mediante profilassi, quantomeno diminuire l'incidenza di queste patologie.
Quindi con il termine "displasia del gomito" si vuole intendere un gruppo di malattie scheletriche dovute ad una anomalia di sviluppo dell'articolazione sopra menzionata e più precisamente almeno 4 : l'osteocondrite dissecante della porzione mediale del condilo omerale (OCD), la mancata unione del processo anconeo dell'ulna (MUPA) che viene anche denominata (UAP) dall'inglese Ununited Anconeal Process, la frammentazione del processo coronoideo mediale dell'ulna (FPC) e l'incongruenza articolare (IA). Tutte queste malattie scheletriche hanno come conseguenza secondaria la formazione di artrosi e inevitabilmente dolore e difficoltà di articolare la parte colpita. Queste patologie sono legate al periodo di accrescimento del cane, estremamente lungo per la nostra razza, e sono rappresentate da un difetto di sviluppo della superficie articolare del radio e dell'ulna.
Il difetto di sviluppo della superficie articolare può essere rappresentato da una diversità di crescita fra radio e ulna o ad un difetto di curvatura dell'incisura sigmoidea dell'ulna. Entrambi i casi portano ad una mancanza di congruenza dei capi articolari che può essere temporanea se l'animale riesce ad attuare delle modificazioni di crescita di uno dei due segmenti ossei in modo da ripristinare un buon rapporto fra le parti articolari.
Nel caso che sia il radio troppo corto avremo come risultato che l'omero andrà a creare degli appoggi forzati sull'ulna ed è proprio a questo eccesso che si attribuisce la frammentazione secondaria del processo coronoideo dell'ulna. Nel caso inverso e cioè nell'accorciamento dell'ulna avremo un aumento degli appoggi esercitati fra l'omero e il processo anconeo, questo è implicato nella mancata unione del processo anconeo. In entrambi i casi, le anomalie di ripartizione e di intensità delle forze esercitate sulle cartilagini sono causa di sofferenza di quest'ultime e ciò provoca l'instaurarsi di artrosi secondaria.

L'eziologia comprende fattori di origine genetica e fattori ambientali.
L'aspetto genetico può influenzare la velocità di crescita dei segmenti ossei, agire sulla conformazione delle zone preposte ad articolare e sulla parità di crescita fra radio ed ulna.
L'aspetto ambientale racchiude quei fattori di origine alimentare, alimentazione troppo ricca di calcio o troppo energetica, e di origine traumatica spesso dovuti al peso eccessivo dell'animale o alla sua iperattività.
Le razze di cane colpite da displasia del gomito sono molte ma in particolar modo quelle di taglia medio-grande e solitamente di peso elevato, una frequenza particolarmente alta è stata riscontrata nel Rottweiler, Pastore Tedesco, Bovaro del Bernese, Golden e Labrador Retriever, Chow-Chow.
Naturalmente anche altre razze presentano questo tipo di patologie ma l'incidenza è forse minore e tra queste troviamo anche il nostro San Bernardo.
Normalmente i primi segni clinici di queste patologie vengono osservati in animali di età compresa fra i 4 e i 9 mesi, a volte anche successivamente nel San Bernardo; spesso invece accade di esaminare soggetti in età adulta con un artrosi del gomito secondaria ad una displasia che era passata inosservata. La zoppia causata da questo gruppo di patologie può andare da lieve a grave: spesso si può riscontrare una semplice difformità di andatura, specie quando sono colpiti entrambi i gomiti.
Con l'esame clinico del cane ed operando dei semplici movimenti rotatori del gomito è facile provocare del dolore soprattutto se si tende ad iperestendere l'arto; accade, altresì che si può avere assenza di manifestazioni dolorose di qualunque grado specie in presenza di animali poco sensibili. La percezione di rumori di crepitio provenienti dalla zona del gomito invece non garantiscono assolutamente la presenza di una patologia e quindi non sono segni patognomonici. I cani colpiti in modo grave da una di queste patologie tendono ad essere molto svogliati verso qualsiasi tipo di attività fisica e di movimento e tendono a rimanere a lungo sdraiati o seduti.
Come accade per un gran numero di malattie anche in questo caso la diagnosi precoce è di grande aiuto al risultato della terapia che il veterinario dovrà applicare e ritarderà il formarsi di una artrosi secondaria.
I metodi diagnostici efficaci per le affezioni del gomito sono diversi e fra questi troviamo la radiografia, la tac, l'artroscopia e l'artrotomia esplorativa. Con la radiografia si può evidenziare una buona percentuale delle 4 affezioni illustrate a patto che vengano esaminati, sempre, entrambi i gomiti, dato che non raramente queste affezioni si presentano in forma bilaterale, e prese in considerazione diverse proiezioni. La frammentazione del processo coronoideo (FPC) è forse più difficile da diagnosticare con questo metodo di indagine dato che l'immagine dei frammenti staccati si sovrappone su quella di altre strutture ossee, anche per questo motivo è importante effettuare più radiografie in proiezioni diverse. La tac è ovviamente un esame, per certi aspetti, superiore dal punto di vista della diagnosi anche perché rende più visibile una particolare zona dell'ulna che prende il nome di processo coronoideo che guarda caso è la sede della (FPC). Con l'artroscopia si può esaminare con molta precisione le superfici articolari dell'omero e dell'ulna, nello specifico il condilo mediale omerale e il processo coronoideo ulnare, vedere il numero, la posizione e la grandezza dei frammenti ulnari eventualmente distaccati e caduti in articolazione arrecando un danno veramente limitato ai tessuti che si incontrano dalla cute fino ad arrivare all'articolazione. In contrapposizione all'ultimo metodo di indagine considerato abbiamo l'artrotomia esplorativa che come lato negativo ha la maggiore invasività ma offre sicuramente la possibilità di avere costi più contenuti del precedente.
Le terapie ed i trattamenti di queste patologie articolari possono andare dalla semplice somministrazione di antinfiammatori per i casi più lievi, cioè con animali che presentano una leggera disarmonia di deambulazione o una leggera zoppia; fino ad arrivare all'intervento chirurgico per i casi diagnosticati più gravi. Il medico veterinario, in accordo con il proprietario, potranno decidere il trattamento più appropriato e nel caso di intervento chirurgico può risultare molto utile effettuarlo il più precocemente possibile e, meglio, se prima dell'istaurarsi di una forma artrosica.
Soggetti affetti da una di queste malattie possono trovare dei miglioramenti con una dieta appropriata e un programma rigoroso di attività fisica strettamente concordato con il medico a seconda del grado di affezione del singolo individuo; anche l'eventuale carriera riproduttiva dovrà essere consigliata o meno dal medico a seconda della gravità del caso.
Soggetti con un grado lieve potranno sicuramente essere messi in riproduzione ma dovranno essere accoppiati con cani certamente sani e, meglio, se provenienti da linee libere da questo tipo di malattie.
La gravità di queste forme patologiche sono strettamente legate anche all'induzione di artrosi secondaria che, se grave, può compromettere in modo cospicuo le capacità funzionali dell'animale. I disturbi locomotori, se l'animale non viene adeguatamente trattato nei mezzi e nei tempi, possono peggiorare e creare anche difficoltà gravi al cane.

Da questa brevissima trattazione di un importante gruppo di affezioni che interessano lo scheletro del cane appare evidente quanto sia importante la selezione che l'allevatore attento e scrupoloso deve operare. E' ovvio che non è solo questo il caso infatti estrema attenzione andrebbe posta ogni qualvolta si tratta della salute del nostro amico a 4 zampe; abbiamo molti esempi di paesi confinanti con il nostro dove anche più volte al mese gli allevatori e i simpatizzanti si incontrano per parlare della razza, degli accoppiamenti da fare e sentire anche le opinioni del medico veterinario. Risulta una chiara pecca, in tal senso, del nostro paese e dei nostri allevatori in parte dovuta alla mancanza di piccoli gruppi locali ed in parte alla non eccessiva voglia di collaborare. A questa mancanza di collaborazione e confronto risulta un rallentamento nella selezione ed una ben più grave frammentazione della popolazione, che nel caso specifico del San Bernardo è già estremamente esigua, infatti molto raramente un riproduttore di un allevatore verrà utilizzato da parte di altri allevatori anche se questo potrebbe avere un patrimonio genetico molto interessante precludendo molte combinazioni di rimescolamento genico. Quindi vorrei auspicare verso una più proficua intesa fra le persone come " carattere " da ricercare nel nostro metodo di selezione e questo ci porterebbe senz'altro ad avere grandi soddisfazioni personali e nel miglioramento dei nostri cuccioli.


 

 




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