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Leishmaniosi
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Dott.ssa Maria Venuti
Biologa

Introduzione

La Leishmania è un protozoo, cioè un protista superiore unicellulare. Il genere Leishmania, appartenente all'ordine Mastigophori (flagellati) comprende diverse specie:
1) L. donovani agente della leishmaniosi viscerale (Kala - Azar, leishmaniosi viscerale del Mediterraneo)
2) L. tropica agente della leishmaniosi cutanea
3)L. brasiliensis agente della leishmaniosi mucocutanea (leishmaniosi forestale sud-americana).
La morfologia, i caratteri colturali, le inoculazioni sperimentali e le prove sierologiche non permettono una distinzione tra le varie specie di Leishmania, che si differenziano solo per il quadro clinico delle malattie che provocano, per la distribuzione geografica e per le specie diverse di flebotomi trasmettitori.
La prima segnalazione di leishmaniosi canina è del 1908; in seguito si ebbero diverse altre segnalazioni sulla presenza della leishmania in altre specie animali.

EZIOLOGIA
Le Leishmanie hanno un ciclo alternato tra ospite vertebrato definitivo (uomo o animale) e ospite invertebrato intermedio (ditteri del genere Phlebotomus). IL CONTAGIO AVVIENE DALLA PUNTURA DELL'INSETTO PARASSITATO SUL MAMMIFERO OSPITE.
La Leishmania è un microrganismo dimorfico:
1) nei mammiferi infestati si presenta sotto forma di AMASTIGOTE= forma rotonda immobile con grosso nucleo, flagello, insediato nei macrofagi (cellule del sistema reticolo-istiocitario ) e nei monociti del mammifero ospite, dove si moltiplica;
2) negli insetti vettori si presenta sotto forme flagellate dette PROMASTIGOTI (dis. in basso a destra) e PARAMASTIGOTI.
I promastigoti sono elementi dal corpo stretto, protoplasma granuloso, nucleo centrale cinetoplasto bastoncellare posto in posizione antinucleare (dal greco pro=davanti). I paramastigoti si differenziano dai promastigoti per la posizione del cinetoplasto, ubicato non anteriormente, ma allo stesso livello del nucleo (dal greco parà= presso) o poco posteriormente ad esso.
Le forme capaci di provocare l'infezione al mammifero ospite sono costituite da promastigoti piccoli e attivi presenti nella proboscide dei flebotomi vettori.
In Italia, il parassita responsabile delle forme di leishmaniosi umana e canina è Leishmania infantum Phlebotomus. Le sue caratteristiche principali sono:
- corpo giallo pallido o gialloruggine, coperto di peli; torace ed addome formano un angolo quasi retto;
- antenne pelose;
- ali pelose.
Solo le femmine sono ematofaghe e si nutrono generalmente di notte. Quando l'insetto punge introduce i promastigoti che vengono immediatamente attaccati dai macrofagi (a cui i parassiti si agganciano mediante il flagello) nei quali passano brevemente a forme amastigote (requisito importante per lo stabilirsi dell'infezione) e si riproducono per scissione binaria fino a invadere e distruggere tutta la cellula ospite.


PATOGENESI
Le numerose segnalazioni degli ultimi anni di casi di leishmaniosi canina provenienti da aree tradizionalmente ritenute indenni (anche dell'Italia settentrionale), devono farci concludere che NON esistono zone completamente sicure. La via naturale del contagio è rappresentata dall'inoculazione di Leishmania allo stadio di promastigote metaciclico infettante, da parte dei flebotomi parassitati, durante un pasto di sangue, nella cute (sito primario d'infezione) dei mammiferi ospiti. Non si escludono altre possibili vie di contagio, come quella dell'ingestione volontaria o accidentale, da parte del mammifero, dei flebotomi parassitati.

SINTOMATOLOGIA
Nel cane la malattia si manifesta quasi esclusivamente nella forma generalizzata, detta anche "viscero - cutanea". Le forme ad esclusiva localizzazione cutanea, come nel bottone d'Oriente dell'uomo, sono rarissime ed anche in questi casi è stato possibile rinvenire i parassiti negli organi interni. L'incubazione della malattia varia da un mese a quattro anni. Risultano più colpiti i cani adulti (oltre i 3 anni), senza distinzione di sesso, razza, lunghezza del pelo, che vivono in ambiente prevalentemente extradomestico (all'aperto).
La febbre, quando presente, si presenta con periodi di intermittenza, che facilmente sfuggono all'apprezzamento.
Il decorso è generalmente subacuto o cronico; solo nel 4% dei casi, infatti, è possibile osservare una fase acuta con la comparsa di febbre (che interessa quasi esclusivamente giovani animali già debilitati da altri fattori), a differenza di quanto riportato nell'uomo, in cui l'ipertermia è un elemento costante come la diarrea e la tosse. Comunque, possono realizzarsi forme croniche che si acutizzano improvvisamente. E' stata riportata una forma acuta pura con febbre, sintomi nervosi e morte, difficilmente differenziabile da una forma di cimurro nervoso in considerazione della celerità dell'esito.
Nella forma tipica cronica il quadro sintomatologico risulta complesso: l'infezione oltre che con diversi sintomi (spesso gravi), può decorrere anche in forma asintomatica. I sintomi possono quindi da vaghi, divenire più decisi, caratterizzati soprattutto da manifestazioni a carico della cute, delle mucose e da sintomi di ordine generale.
Sintomi:

linfoadenopatia
lesioni cutanee
pallore delle mucose
perdita di peso
febbre
letargia
anoressia
splenomegalia
insufficienza renale (poliuria, polidipsia)
lesioni oculari
epistassi
artropatie
dermatite ulcerazione
alopecia
(rarefazione del pelo)

DIAGNOSI
Bisogna sempre ricorrere ad una diagnosi con metodo specifico, altrimenti si rischia di non diagnosticare più del 50% dei casi realmente infetti. Molti dei segni clinici rilevabili in corso di leishmaniosi sono comuni infatti anche ad altre patologie.
Gli esami specifici sono :
1) parassitologici previa biopsia linfonodale, cutanea, del midollo osseo, della milza (tecniche dirette)
2) sierologici (tecniche indirette)
3) PCR reazione a catena della polimerasi (diagnostica molecolare)
4) Prove biologiche
Gli esami aspecifici sono:
1) elettroforesi
2) emocromo
3) uremia e creatininemia
4) enzimi epatospecifici
5) VES
6) Esame delle urine
7) Test di Coombs
Segni di coivolgimento renale sono:
ipoalbuminemia, proteinuria, poliuria, polidipsia, aumento della creatininemia e dell'uremia, edemi.

PROFILASSI
Non è disponibile nessun vaccino, quindi bisogna effettuare una profilassi sanitaria. L'ambiente preferito dai flebotomi è rappresentato da superfici asciutte, senza vento. L'unico intervento possibile di profilassi sanitaria è quello di mettere in atto misure igieniche generali che impediscano nuovi focolai (immondizie, discariche…). Una trappola per i flebotomi è quella di porre piccole sorgenti di luce (da cui sono attratti) circondate da carta oleata in vicinanza delle cucce: si creano quindi delle trappole, ma solo se ciò viene preparato in ambienti bui.
Sarebbe una buona regola sottoporre la cuccia o il canile a frequenti trattamenti insetticidi. Le migliori sostanze si sono rivelati i piretroidi sintetici come la deltametrina e la permetrina, utilizzate in spray o collari.

CONCLUSIONI
La malattia va prevenuta;
la malattia va trattata il prima possibile;
almeno 2 controlli annuali;
Prima di procedere alla terapia specifica, bisognerebbe controllare la funzionalità renale (intervento d'urgenza con creatininemia >3 mg/dl ed uremia >200 mg/dl.)
Curiosità: l'aglio è risultato efficace nel trattamento dell'infezione da Leishmania; sarebbero emerse le proprietà immunomodulatrici dell'aglio tramite il passaggio da una risposta immunitaria non protettiva ad una protettiva.
Trattamento di un cane con leishmaniosi:
Antimoniato di n-metilglucamina (Glucantim®);
Allopurinolo (Zyloric®);
ACE inibitori;
svariati altri farmaci, da usare talvolta in associazione;
Dieta di controllo renale
Terapia di mantenimento.

Bibliografia:
Mahmoud AAF.: Biological and immunological Challenges Science 1989
WANG CC: Molecular and immunological aspects of parasits 1991 Cerundolo R: Terapia della Leishmaniosi canina.
Per maggiori informazioni consultate il sito da dove abbiamo tratto le immagini pubblicate in quest’articolo:
www.leishmania.org

 



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