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Patologie dell'Occhio
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Dott. GIUSEPPE SARLI
Patologo - Ricercatore Universitario - Facoltà di Medicina Veterinaria Bologna

Le patologie dell'occhio sono numerose e risulta impossibile affrontarle in questa sede, seppure in maniera sintetica. Esse comunque possono interessare parti esterne e facilmente visibili dell'occhio, come le palpebre, la congiuntiva, la terza palpebra, la cornea o parti più profonde come le camere anteriore e posteriore, il cristallino, la retina. In figura 1 è riportata una rappresentazione grafica dell'occhio con alcuni esempi di malattie e la sezione anatomica interessata. I sintomi delle malattie oculari sono alquanto variabili, dipendendo dal tipo di patologia, e possono essere rappresentati da epifora (lacrimazione eccessiva), ammiccamento frequente, essudato (materiale patologico) catarrale o purulento raccolto a livello congiuntivale, ecc. oppure, senza sintomi esterni di patologia, semplicemente da una riduzione della capacità visiva, denotata dalla difficoltà che i soggetti trovano nel superare o aggirare ostacoli. In ogni dubbio o sospetto di patologie oculari si dovrà tempestivamente ricorrere al veterinario che predisporrà gli esami e le cure del caso. Va infatti ricordato che la mancanza di tempestività, in un organo delicato come l'occhio, può compromettere il recupero della funzione o il ripristino dell'integrità anatomica.
La particolare conformazione dell'occhio nel cane di San Bernardo, parallelamente alla lassità del sottocute della testa, condiziona la predisposizione ad alcune patologie oculari interessanti le palpebre denominate entropion ed ectropion.
L'entropion è una patologia caratterizzata da ripiegamento verso l'occhio della palpebra e delle ciglia corrispondenti. Può interessare sia la palpebra inferiore che quella superiore, in tutta la loro lunghezza o solo in un tratto. In tal modo le ciglia e tutta la rima palpebrale, durante il fisiologico ammiccamento, strisciano sulla cornea irritandola e generando cheratite (infiammazione corneale) che può progredire, aggravandosi, fino a generare ulcere corneali. L'entropion può essere dovuto a diverse cause: può essere ereditario (la forma più frequente nel cane) oppure può essere acquisito (cioè dovuto ad un fatto patologico intercorso durante la vita) e ricondotto a disordini ciliari di vario tipo che provocano dolore corneale e conseguentemente blefarospasmo cronico (spasmo del muscolo orbicolare dell'occhio, e che si apprezza come diminuzione dell'apertura palpebrale). Sempre riconducibile ad un blefarospasmo cronico è l'entropion conseguente a corpi estranei di lunga persistenza, lesioni corneali e congiuntiviti (infiammazione della congiuntiva). Queste ultime tre evenienze possono essere anche variamente associate poiché una può innescare l'altra. Come già riferito la forma più comune nel cane è quella ereditaria che si verifica con maggiore incidenza in alcune razze, tra cui il San Bernardo. Le forme c.d. ereditarie di entropion vanno sospettate ogni volta che esso si manifesta in soggetti di età inferiore ai 6 mesi in assenza di una causa dolorifica (quelle citate come responsabili dell'entropion acquisito) persistente.
L'ectropion consiste nell'eversione (rotazione verso l'esterno) della palpebra con la conseguente esposizione della superficie congiuntivale. E' una patologia oculare associata prevalentemente alla palpebra inferiore. Come conseguenza del difetto palpebrale la congiuntiva è più esposta agli agenti irritanti ambientali, e ne risulta una congiuntivite cronica. Spesso la congiuntiva troppo esposta appare anche congesta (arrossata, perché iniettata di sangue). Qualora l'eversione interessi anche i punti lacrimali è presente epifora. Anche per l'ectropion si ammettono forme congenite, frequentemente osservate nelle razze a cute facciale lassa come i San Bernardo, e forme acquisite dovute a paralisi della branca del nervo facciale che innerva il muscolo orbicolare dell'occhio (dalla cui funzione dipende il tono delle palpebre e l'avvicinamento delle stesse fino alla chiusura della rima palpebrale) o, evenienza più grave, del nervo facciale in toto, oppure può essere dovuto ad una lesione traumatica della palpebra, con conseguente cicatrizzazione deformante che retrae la palpebra verso il basso, o, talvolta, ad una errata correzione dell'entropion. Va inoltre ricordato che l'ectropion può anche essere senile, in relazione ad una diminuzione di tono del muscolo orbicolare delle palpebre.
Nei soggetti di razza San Bernardo tali patologie, nelle rispettive forme congenite, oltre ad essere presenti singolarmente appaiono anche associate. E' infatti nota la condizione, nella palpebra inferiore, di entropion nell'angolo esterno dell'occhio e ectropion al centro della palpebra. Tale condizione viene messa in relazione a debolezza intrinseca delle strutture palpebrali, soprattutto nell'angolo laterale. La debolezza dell'angolo laterale dell'occhio è a sua volta amplificata da cute facciale eccessiva, pesante o troppo cadente.
La correzione dei difetti è chirurgica e consiste, nell'entropion, nell'asportazione di un lembo cutaneo ellittico di cute, per fare ruotare verso l'esterno il margine palpebrale, mentre nell'asportazione di un triangolo di palpebra con la base lungo il margine palpebrale, per ridurre l'eversione della palpebra inferiore in caso di ectropion. Esistono poi diverse varianti, soprattutto nell'intervento per l'entropion, a seconda che il difetto interessi tutta la lunghezza della palpebra o solo un tratto, condizione che, come già detto, è frequente nel San Bernardo.
Dalla lettura dello standard della razza San Bernardo circa le caratteristiche dell'occhio è riportato che "…… normalmente le palpebre inferiori non chiudono del tutto e formano quindi verso l'angolo interno dell'occhio una piega angolare. Sono da bandire palpebre troppo rilassate con ghiandole lacrimali soverchiamente evidenziate, oppure congiuntiva eccessivamente arrossata e pesante …………". Sebbene nella razza si cerchi di fissare in tutti i soggetti il meglio che lo standard richiede, la variabilità biologica che, per fortuna, domina nella distribuzione dei caratteri tra i diversi soggetti, finisce talvolta per generare pieghe angolari eccessive e quindi occhi predisposti a tali patologie, soprattutto all'ectropion. Tale affermazione non vuole assolutamente avere il senso di critica allo standard ed in specifico all'occhio (sono un appassionato della razza e penso che l'occhio del San Bernardo sia una tra le tante perfezioni che, sulle indicazioni dello standard, molti allevatori sono riusciti a fissare nei loro soggetti). Non si può però ignorare che tale conformazione oculare predispone a tali patologie, per cui non vanno sottovalutate le cure, talvolta solo a scopo profilattico, che i veterinari predisporranno per gli occhi, non trascurando il controllo durante la crescita onde potere intervenire prima di avere conseguenze oculari gravi. Le eventuali indicazioni che il veterinario fornirà non sono soggette a regole precise dipendentemente dalla presenza o meno e dalla gravità del difetto. Infatti possono andare dalla periodica e sana abitudine a pulire l'occhio da eventuale essudato che si raccoglie sulle rime palpebrali e negli angoli laterale e mediale e/o dall'instillazione periodica di colliri (evitando l'uso indiscriminato e del "fai da te") soprattutto in quei soggetti con congiuntiva esposta, o al suggerimento dell'intervento, per i casi più gravi.


BIBLIOGRAFIA
- Severin G.A.: Manuale di oftalmologia veterinaria. Edizione italiana a cura di Stefano Pizzirani. Edizioni SCIVAC, 1990.
- Gelatt K.N.: Veterinary ophthalmology. Second edition, Lea & Febiger, 1991.



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